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venerdì 10 febbraio 2012

Esame di napoletanità del prof. Colella: appello pomeridiano a piazza Trieste e Trento

«Sai cos'è ‘o munaciello e ‘a bella mbriana? Perché si dice “se so’ rotte ‘e giarretelle”? Quando ci furono le 4 giornate di Napoli? E le altre due repubbliche napoletane? Perché Via Toledo si è chiamata Via Roma per 150 anni? Perché la cioccolateria Gay Odin si chiama così?».

giovedì 9 giugno 2011

Letteratura, musica e teatro a Napoli: progressi o regressi in cinque anni?

Nel 2009, per i tipi berlinesi di Reimer, è uscito un volume su Napoli, indagata dal punto di vista culturale, antropologico, politico, sociale e urbanistico, dal 1400 al presente. Si riporta qui di seguito la traduzione in italiano del paragrafo sulla letteratura, la musica e il teatro contemporanei (un po’ datato – i riferimenti risalgono al 2006 – ma altrimenti non facilmente reperibile):

La cultura, a Napoli, non vive un periodo facile, almeno dall’inizio del nuovo millennio e secondo la percezione dei suoi protagonisti. Alla fine di ottobre 2004 il filosofo Aldo Masullo, dalle pagine del Mattino, il principale quotidiano della città, ha lanciato un appello significativo, «Salviamo Napoli», che ha riscosso una vasta eco mediatica ed è diventato lo slogan del cosiddetto, controverso Manifesto degli intellettuali: gli uomini di cultura partenopei hanno mosso un’accusa contro il degrado della società civile – che si rifletterebbe anche in ambito creativo – e contro il mancato coinvolgimento degli intellettuali nelle questioni fondamentali per la città.

domenica 5 giugno 2011

Il nascere della popolazione dei napoletani

Il nascere della classe dei nobili, mi giovò appunto moltissimo per poter poi, senza la taccia d’invidioso e di vile, dispregiare la nobiltà per sé sola, svelarne le ridicolezze, gli abusi, ed i vizj; ma nel tempo stesso mi giovò non poco la utile e sana influenza di essa, per non contaminare poi mai in nulla la nobiltà dell’arte ch’io professava.

Vittorio Alfieri, Vita, 1804 

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No, non faceva sul serio, non era possibile. A Napoli? E chi, e di che, s’è mai scandalizzato a Napoli? Dove lo metti il gusto della spregiudicatezza? Gli atteggiamenti da profeta disarmato qua non attaccano, si pensa sempre che lo fai per interesse. Poteva solo diventare antipatico ai suoi presunti colleghi. Stesse attento.
– Qui siamo tutti troppo simpatici, è una città di simpaticoni la nostra. Io la gente simpatica non la posso sopportare.


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E comunque il napoletano però non si riconosce, non si vorrà mai riconoscere, nel modello che gli offre lo specchio della “napoletanità”. Egli “sa” di non essere quello, lo rifiuta e a volte ne è disgustato. Ma non sa cosa potrebbe essere al di fuori di quello. Ed è dunque con un misto di attrazione e repulsione che egli si contempla, e anche questo suo atteggiamento nei confronti della “napoletanità” fa parte della sua “napoletanità”, perché la “napoletanità” è inevadibile per lui; e fa parte anche della “napoletanità” sapere che questo circolo vizioso è cosa relativa e da non sopravvalutare, perché ognuno è condizionato da qualche cosa e deve confrontarsi con quella, prima di confrontarsi con le cose che contano.